Festival
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Il bello della musica è che quando ti colpisce non senti dolore (Bob Dylan)
Di palco in palco, di sala in sala, di osteria in osteria, ci siamo trovati a fare i conti con i capelli che imbiancano e a renderci conto che, dopo essere stati i primi a re-interpretare la musica di tradizione popolare in situazioni non di funzione (quindi non legate ai vecchi riti della civiltà contadina, all’interno della quale buona parte di questa musica era nata e sopravviveva fino agli anni Settanta del Novecento) abbiamo visto modificarsi anche l’atteggiamento del pubblico ai concerti, con ricambi generazionali e, in un certo senso, fisiologici.
E, contrariamente a quanto tante Cassandre avrebbero voluto, il folk in generale e anche la musica friulana (e non semplicemente in friulano) ha dimostrato di saper sopravvivere mantenendo piuttosto alto il livello delle proposte da parte dei diversi soggetti che vi lavorano. Tutto questo senza alcun aiuto televisivo, perché in Italia nulla sembra esistere che non passi attraverso la TV!
Il rischio più grosso è sempre quello di prendersi troppo sul serio.
Quando gli anni passano e ti ritrovi ancora su un palco con il tuo strumento musicale preferito tra le mani a suonare musica che alcune generazioni di gente della tua terra hanno tramandato prima di te, beh… se poi anche la gente ti applaude quel rischio può essere forte!
Allora è importante rimettersi in gioco e in discussione, ritornare alla radice, all’origine, alla forma più semplice. E’ questo che da qualche anno ci proponiamo di fare con la Fieste da Sedon, in un magico luogo della memoria e denso di storia come il castello di Ragogna (grazie al Comune di Ragogna e alla Provincia di Udine che ce lo fanno usare e ci sostengono).
Allora vi sembra giusto ragionare con termini da mercato anche rispetto alla musica popolare, che in qualche modo continua a dimostrare di essere vicina al cuore della gente, piaccia o non piaccia?
E statisticamente non si può dire che il folk non venda, anzi… Certo è che se in Friuli non s’inizierà a pensare seriamente a un diverso approccio scolastico, il rischio di asfissia per mancanza di ricambio può essere in agguato. La musica folk è stata traghettata in nuove funzioni; nei prossimi vent’anni si tratterà di pensare concretamente al futuro, così come è stato fatto in tutte le realtà musicalmente più all’avanguardia in Europa.
Noi, intanto pensiamo alla nostra terra, che non vuol dire soltanto alla cultura o alle culture in essa presenti, ma anche alle future emergenze alle quale ci troveremo di fronte: in primo luogo quindi a una corretta cultura delle acque, nuova frontiera dell’umanità. Non solo nelle aree desertificate della terra, ma anche nel nostro piovoso Friuli e nell’Europa intera.
Per questo stiamo lavorando a una serie di progetti insieme con partner prestigiosi come l’UNESCO e il Centro Internazionale Civiltà dell’Acqua per una serie d’interventi, già inziati lo scorso anno con il fiume Drava, che proseguiranno con la produzione di una suite musicale dedicata alla Sava e a una minoranza di origine veneta presente a Plostina, nella Slavonia croata, che verrà presentata l’1 giugno alla conferenza internazionale sulla Sava a Brdo in Slovenia e poi nel corso della manifestazioni dedicate ai Sapori delle Acque a Fontanfredda, che ospiterà in una unica, eccezionale serata, questa speciale produzione il 27 agosto.
Per questo abbiamo iniziato una serie di collaborazioni con altre manifestazioni che hanno una simile sensibilità, I Suoni della Montagna, un festival ideato dal sassofonista Daniele D’Agaro e radicato nella Val Degano, una delle più affascinanti valli alpine del Friuli, e il Guitar Rendez-Vous di Pieve di Soligo e Conegliano.
Visto che abbiamo parlato della Carnia, ci piace sottolineare come questa regione storica, che già fu la culla dell’innovativo progetto di decentramento culturale attuato nel 1980, veda di nuovo una forte presenza di spettacoli di Folkest, così come la Bassa Friulana: si tratta di due aree che soffrono un po’ di abbandono, vista la rinnovata tendenza all’urbanesimo culturale notata negli ultimi tempi in regione.
In questo nostro tocccare tutto il territorio e collaborare con il nostro territorio abbiamo dato vita da quest’anno a una serie di punti d’incontro, promozione e informazioni, che saranno delle vere e proprie aree-Folkest anche nel corso dell’anno, che si chiameranno Folkest Point, dei quali vi daremo maggiori informazioni in seguito.
































