Da tre anni Folkest è tornato nella sua casa storica, San Daniele del Friuli, e anche quest’anno non ha deluso. Dal 2 al 6 luglio, il festival — pioniere della world music in Italia — ha animato il borgo con concerti, incontri, laboratori e seminari, accogliendo un pubblico curioso, partecipe e appassionato.
Nel suo approfondito reportage su Folkest 2025, Laura Bianchi mette in risalto la vocazione profonda del festival: essere luogo d’incontro tra culture, lingue e tradizioni diverse, in una terra – il Friuli – da sempre crocevia di scambi e contaminazioni. Dalle origini multiculturali del festival fino ai concerti più recenti, l’autrice racconta cinque giorni intensi, dove la musica diventa strumento di dialogo, memoria e scoperta. Con attenzione ai dettagli e sensibilità per il valore umano degli artisti coinvolti, Bianchi ci restituisce l’anima autentica di Folkest: una comunità che si ritrova nel nome della curiosità, dell’ascolto e della bellezza condivisa.
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Proseguendo il suo racconto di Folkest 2025, Laura Bianchi si concentra sull’intenso debutto serale della rassegna a San Daniele del Friuli, che ha visto protagonista Moni Ovadia con il progetto Yiddish Blues. L’autrice mette in risalto la forza emotiva e politica dello spettacolo, capace di intrecciare memoria storica, denuncia civile e umorismo con la profondità musicale di Michele Gazich e Giovanna Famulari. Tra blues yiddish, canzoni rom, inni spirituali e ironia disarmante, il concerto diventa un atto di resistenza e di amore per l’umanità ferita. Un momento alto e coinvolgente, che inaugura nel segno della consapevolezza le serate del festival.
Articolo completo: https://www.mescalina.it/musica/live/08/07/2025/moni-ovadia-michele-gazich-giovanna-famulari-in-yiddish-blues-al-folkest
A completare questo affresco corale su Folkest, Laura Bianchi propone un’intervista approfondita ad Andrea Del Favero, fondatore e direttore artistico del festival. Una conversazione che non è solo racconto biografico, ma riflessione viva sulla storia, l’identità e il futuro di un evento che, da oltre quarant’anni, unisce tradizione e innovazione, radici locali e visioni globali. Del Favero ripercorre le origini del festival nel contesto post-sisma friulano, il ruolo del territorio nella sua vocazione interculturale, l’evoluzione della scena musicale e l’importanza della curiosità, del confronto e della qualità artistica. L’intervista offre anche uno sguardo sulle sfide attuali, dai linguaggi digitali al coinvolgimento dei più giovani, e sulle nuove traiettorie che Folkest continuerà a esplorare. Una testimonianza appassionata e consapevole, che ribadisce quanto la musica – se curata con rigore e amore – possa ancora essere uno strumento di dialogo, resistenza e meraviglia.
Intervista completa: https://www.mescalina.it/musica/interviste/10/07/2025/intervista-ad-andrea-del-favero-su-folkest


