
Folkest è un festival di frontiera e lungo le frontiere ha sempre indirizzato le proprie scelte artistiche. Frontiere come intersezione di sentieri, scambio meticcio di narrazioni, quel luogo in cui mare e terra si confondono, restituendo talvolta tesori inaspettati, o relitti di immani naufraghi.
Se il confine divide, studiato a tavolino, imposto dai trattati e sugellato dai sigilli, artificiale e quindi sempre difficile da sopportare, arbitrario e scomposto, la frontiera al contrario scompagina le carte, ibrida gli accenti, altera le grammatiche. La terra con le sue diversità offre profumi e stimoli: la pietra, il legno, il clima non conoscono limitazioni imposte dalle diplomazie internazionali, così come i profumi delle cucine, il colore dei piatti, la sapienza del fare tramandata di generazione in generazione e che attinge dai pascoli, dai boschi, dagli orti le stesse risorse, al di qua e al di là di un confine imposto dagli uomini. E la musica!