Nel percorso che Folkest 2025 dedica alle culture erranti, alla memoria e all’impegno civile, trova spazio anche un’intensa intervista di Eugenio Giannetta per L’Avvenire a Moni Ovadia, protagonista – insieme a Giovanna Famulari e Michele Gazich – del concerto-narrazione Yiddish Blues, presentato in anteprima nazionale a San Daniele del Friuli. Un progetto artistico che intreccia spiritualità e resistenza, cultura yiddish e blues, esilio e giustizia, ponendosi come atto poetico e politico allo stesso tempo.
Ovadia ci guida alla scoperta del cuore profondo di questa operazione: un ponte tra le musiche dei popoli erranti, un’affermazione radicale dell’arte come veicolo di empatia, memoria e azione. Nell’intervista, riflette sul ruolo della musica come linguaggio universale, sulla necessità di dare voce al dolore dell’altro, e sulla forza etica dell’alterità come fondamento di una società più giusta.
Di seguito l’intervista completa.


